mesmerismo

La nascita dell’anestesia tra magia e scienza

Nella storia della medicina adottare una narrazione non lineare, che rivaluti il ruolo storico svolto da eretici, outsider e figure marginali, può risultare illuminante rispetto alle dinamiche alla base di numerose innovazioni e controversie teoriche.

Il disaccordo in campo scientifico, infatti, non può essere ridotto ad uno scontro tra posizioni in conflitto, risolvibile con la vittoria di uno dei contendenti. La natura stessa delle discussioni fornisce un contributo in grado di andare oltre la netta differenziazione tra vincitori e perdenti, riorientando le ricerche e producendo nuove forme di comprensione.

Certamente, un posto in questa narrazione non lineare merita il mesmerismo e il suo rapporto con la nascita dell’anestesia.

Il mesmerismo o magnetismo animale venne fondato dal medico viennese Franz Anton Mesmer (1733 – 1815) in un contesto caratterizzato dalla scoperta di nuovi fenomeni legati all’elettricità e al magnetismo.

Mesmer si era laureato in medicina con una tesi sugli influssi dei corpi celesti sulla salute dell’uomo ed era un sostenitore delle teorie vitalistiche, secondo le quali i processi organici sono da ricondurre alla presenza di un principio vitale.

Così come la forza di gravità agisce sui pianeti, esisteva secondo il medico viennese una forza, chiamata magnetismo animale, che scorre attraverso tutti gli esseri viventi seguendo le leggi del magnetismo. Egli riteneva che la forza gravitazionale, elettrica, magnetica e il magnetismo animale fossero differenti manifestazioni di un unico fluido che attraversa tutto l’universo.

Secondo Mesmer, salute e malattia andavano quindi attribuite ad un funzionamento, più o meno corretto, del fluido vitale.

Nel caso in cui esso risultasse bloccato o in uno stato di squilibrio diventava necessario un intervento terapeutico basato sull’applicazione di calamite sul corpo del paziente, sull’imposizione delle mani da parte del curante o sull’uso di grandi tinozze, dette baquet, riempite di acqua e di limatura di ferro.

Non di rado, il mesmerismo era in grado di indurre nei pazienti stati di trance, paragonabili all’ipnosi, noti all’epoca come sonnambulismo artificiale.

Nella prima metà dell’Ottocento farsi magnetizzare divenne una vera e propria moda.

Mesmer diventò uno degli uomini più discussi del tempo, tra riconoscimenti e accuse di ciarlataneria. Persino Mozart lo citò ironicamente nel finale del primo atto di “Così fan tutte”, in cui Despina travestita da medico pone una pietra mesmerica sulla testa di due finti ammalati.

Non mancarono comunque le reazioni di medici e scienziati, che convinsero Luigi XVI a istituire una Commissione reale che verificasse le affermazioni di Mesmer.

Nonostante le condanne della commissione francese, il mesmerismo, soprattutto sotto forma di pratica ipnotica in grado di indurre stati di coscienza alterati, trovò ampia diffusione in Europa.

Questa pratica venne infatti adottata in funzione anestetica: la cosiddetta anestesia mesmerica consentiva di praticare operazioni più o meno complesse senza che il paziente sentisse dolore.

Una vera e propria rivoluzione, se si considera che fino a quel momento gli unici mezzi utilizzati per stordire i pazienti e ridurre il dolore erano l’oppio e le bevande alcooliche.

In seguito a numerose dimostrazioni pubbliche in cui pazienti mesmerizzati venivano letteralmente torturati attraverso tagli, scosse elettriche o sostante disgustose poste nella loro bocca, senza che se ne accorgessero, l’anestesia mesmerica trovò applicazione in ambito chirurgico.

Nel 1842, in Gran Bretagna, un medico di Notthingham amputò la gamba ad un operaio che era stato precedentemente magnetizzato per alcuni giorni. Il paziente non solo non sentì alcun dolore, ma sopravvisse altri trent’anni.

Tra il 1842 e il 1846 l’anestesia mesmerica ottenne sempre più successo e iniziò ad essere utilizzata anche in India, per la rimozione di tumori.

Secondo la storica della scienza Alison Winter, il mesmerismo contribuì alla diffusione di un nuovo approccio al dolore e spinse i medici a individuare sostanze chimiche che potessero essere impiegate in chirurgia, arginando in questo modo una pratica non riconosciuta.

Nell’Ottocento, infatti, la regolamentazione dell’esercizio medico era ancora molto limitata e sul mercato era possibile incontrare curanti di tutti i generi, pronti a offrire i propri servizi.

Di fronte al timore di essere scavalcati da figure ai margini della professione, i medici si trovarono costretti ad affrontare seriamente il problema del dolore. Fu così che l’etere e il gas esilarante, già ampiamente conosciuti e utilizzati per scopi ricreativi, trovarono un nuovo impiego.

Nel 1845 il dentista di Boston William Morton si servì dell’etere per delle estrazioni dentali.

Nel 1846 Robert Liston lo utilizzò per l’amputazione di una gamba all’altezza della coscia. Al termine dell’operazione il chirurgo scozzese affermò soddisfatto: “Questo trucco yankee batte ogni mesmerismo.” Insomma, quella che Liston celebrava era una vittoria sul mesmerismo, più che sul dolore.

Nel 1847 venne usato per la prima volta il cloroformio, che progressivamente sostituì l’etere, caratterizzato da un effetto iniziale euforizzante e per questo ancora associato a scopi ludici.

Il cloroformio, a differenza dell’etere, consentiva un completo controllo del paziente. L’impiego degli anestetici in ambito chirurgico rivoluzionò l’approcciò al dolore, ma non migliorò gli esiti di molte operazioni, che spesso si concludevano con la morte del paziente a causa delle ingenti perdite di sangue o delle infezioni.

In conclusione, l’introduzione dell’anestesia non ebbe tanto a che fare con una rivoluzionaria e improvvisa scoperta scientifica, quanto con la scelta tra alternative in competizione e la necessità da parte dei medici di costituirsi come comunità riconosciuta e regolamentata.

Il magnetismo animale, oggi assimilabile a una pratica ciarlatanesca del passato, contribuì in realtà allo sviluppo dell’ipnotismo e di un nuovo rivoluzionario approccio al trattamento del dolore.

Fonti:

Baldassarri F., “Introduction: Do Winners Take it All?”, in Society&Politics, vol. 12/1, 2018, pp. 5-10.

Winter A., Mesmerized: Powers of Mind in Victorian Britain, University of Chicago Press, 1998.

Paola Panciroli è laureata in scienze filosofiche all’Università di Bologna, è attualmente docente di scuola secondaria. Ha collaborato con la cattedra di bioetica dell’Università di Modena e Reggio Emilia. All’impegno didattico nelle scuole affianca quello divulgativo e di ricerca, in ambito storico-medico e storico-filosofico.