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Lo studio delle fonti antiche, interpretate alla luce della moderna scienza, può aiutarci a comprendere l’origine di miti e leggende.

La Bibbia ha per secoli rappresentato per milioni di persone il testo di riferimento e,  imprescindibile per quanto concerne le leggi, la morale, la scienza stessa.

Come è facile intuire, alcuni fenomeni ivi riportati non sono altro che miti volti a spiegare accadimenti e manifestazioni del mondo naturale in un’epoca pre-scientifica e pre-razionale.

Non è del tutto negabile, tuttavia, che alcuni fenomeni naturali possano aver contribuito alla genesi di alcuni particolarissimi episodi.

Uno di questi è il famoso “Passaggio del Mar Rosso,” momento chiave della fuga del popolo ebraico dalla cattività in Egitto sotto la sicura guida di Mosè.

Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. […] Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare. […] Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno.

(Esodo 14:15-28, La Sacra Bibbia, Edizione C.E.I.)

La storicità dell’evento è stata messa fortemente in discussione dalla comunità archeologica internazionale. Ad oggi, non è stata rinvenuta alcuna prova che possa essere ricondotta a questo evento.

La comunità scientifica ha cercato, invece, spiegazioni razionali al racconto della separazione delle acque. Una di queste individua una delle possibili soluzioni nel cataclisma provocato dall’eruzione vulcanica occorsa sull’isola greca di Santorini nel XVI secolo avanti Cristo, essendo eruzioni di questa intensità spesso associate al fenomeno del maremoto (tsunami).

Un’ulteriore interpretazione è quella che chiama in causa venti tesi, particolarmente forti e persistenti capaci di abbassare il livello dell’acqua in un punto, mentre l’acqua si accumula in una altra area, sottovento.

Il fenomeno descritto, noto in inglese con l’espressione tecnica wind setdown, è stato osservato nella regione orientale del delta nilotico, dove si sarebbe potuto creare anche in passato un sentiero non ricoperto dalle acque.

È interessante notare come un fenomeno analogo sia stato chiamato in causa da alcuni storici del periodo delle guerre puniche relativamente all’assedio di Cartagena (210/209 a.C.), roccaforte cartaginese in Spagna, da parte delle truppe romana comandate dal giovane Publio Cornelio Scipione (236-183 a.C.), che sarebbe stato ribattezzato “l’Africano” in seguito alla vittoria su Annibale a Zama nel 202 a.C.

La città di Cartagena era protetta da una laguna le cui acque tendevano ad abbassarsi sotto la forza del Libeccio (ventus Africus, ossia proveniente dell’Africa). Nel giorno dell’assalto romano, il vento  spinse le acque lagunari al mare aperto, lasciando campo libero ai soldati di Scipione di percorrere la distanza che li separava dalle mura scarsamente difese dai Punici e di conquistare la città.

Rimanendo sempre in ambito punico, è stata avanzata l’ipotesi che un fenomeno simile si sia verificato nel 239 a.C. al tempo della guerra tra cartaginesi ed i propri mercenari ribelli in seguito alla disfatta nella prima guerra punica per mano dei Romani.

Il generale cartaginese Amilcare sfruttò, stando allo storico greco Polibio, il fenomeno sopra descritto per attraversare il fiume Macaras, nei pressi di Médjerda.

In buona sostanza, lo studio retrospettivo dei fenomeni naturali e metereologici, al pari di quelli medico-antropologici, può aiutarci a comprendere come questi possano aver lasciato un segno nella storia umana ed aver contribuito all’origine di miti e leggende la cui eco è ancora udibile distintamente ai nostri giorni.

Bibliografia scientifica per approfondire:

Antonelli G. Scipione l’Africano. Newton & Compton, Edizione Speciale per “Il Giornale”, Roma, 1999, pp. 60-61.

Drews C, Han W. Dynamics of Wind Setdown at Suez and the Eastern Nile Delta. Plos One 2010;5(8): e12481.

Nof D, Paldor N. Are there Oceanographic Explanations for the Israelites’ Crossing of the Red Sea? Bulletin of the American Metereological Society 1992; 73(3): 305-314.

Pearson CL. Annual radiocarbon record indicates 16th century BCE date for the Thera eruption. Science Advances 2018; 4(8): eaar8241.

Scullard HH. Scipio Africanus in the Second Punic War. Cambridge University Press, Cambridge (UK), 1930, p. 91.

Stanislav Segert. Crossing the Waters: Moses and Hamilcar. Journal of Near Eastern Studies 1994; 53(3):195-203.

Medico e professore associato presso la Flinders University (Australia), studioso delle malattie nel passato e della loro evoluzione (paleopatologo), direttore del FAPAB Research Center (Sicilia), divulgatore scientifico e socio fondatore del Patto Trasversale per la Scienza.