Animali e superstizione
Un passato oscuro. Lupi, suini, capri, gatti, civette, rospi e pipistrelli: la triste sorte degli animali processati per stregoneria.

Gli animali compaiono spesso nelle fake news che spopolano sul web. Si tratta di un fenomeno antico, che ci riporta ad un passato oscuro dove tutto ciò che non si conosceva faceva paura (come anche oggi del resto). Un passato dove medicina, religione e superstizione a volte si mescolavano creando figure strane, ambigue e spaventose: le streghe.

Per molto tempo la storia non si è occupata degli animali, abbandonandoli alla così detta “storia minore,” riservata ad argomenti ritenuti marginali e futili. Le specie animali, domestiche e selvatiche, rientrano però in ogni sfera dei rapporti con l’uomo, dalla storia sociale, economica, materiale e giuridica fino a quella culturale, religiosa e simbolica.

Gli animali compaiono non solo come reperto archeozoologico, ma anche nei testi e nelle immagini, nei codici, nell’araldica, nella toponimia e antroponimia.

Prolificano nelle chiese, dove costituiscono buona parte degli arredi e degli orizzonti figurativi. Malgrado gli atteggiamenti di rifiuto verso molte specie, la cultura medievale cristiana evidenzia curiosità nei riguardi dell’animale stesso.

L’antichità biblica e quelle greco-romane trascuravano l’animale, lo disprezzavano da un lato e lo veneravano dall’altro, mentre il medioevo cristiano pone l’animale in primo piano, attribuendogli un’anima più o meno razionale.

Processi agli animali

A partire dal XIII secolo d.C., la responsabilità morale attribuita agli animali ha fatto sì che molti animali finissero in tribunale. Questi particolari processi vengono descritti solamente da pochi giuristi e storici del diritto nel XIX e XX secolo.

Nella lista delle specie perniciose sono annoverati in particolare quelle che minacciano i raccolti (ratti, topi, arvicole, lumache e altre specie parassite); la giurisdizione competente, quella del tribunale vescovile, interveniva con esorcismi, anatemi, maledizioni e persino scomuniche.

I processi vengono raggruppati in tre categorie.

La prima categoria è relativa ai processi intentati a singoli animali domestici,  colpevoli di aver ucciso o ferito gravemente qualcuno. Per questo particolare gruppo, l’autorità ecclesiastica non interveniva.

Seguono i processi ad animali considerati nocivi nella loro collettività, in particolare i mammiferi selvatici come lupi e cinghiali, in grado di minacciare il territorio, i raccolti e la popolazione, ma più frequentemente gli animali di piccola taglia, che rientrano nella categoria dei flagelli.

Per i primi venivano organizzate battute di caccia laiche, mentre per i secondi intervenivano maledizioni e scomuniche.

Il terzo gruppo di processi è quello relativo agli animali coinvolti in crimini di bestialità.

Ma ancora più particolari sono i processi per stregoneria ed eresia dove gatti, capri, corvi ecc., venivano coinvolti a vario titolo.

Nel primo caso l’animale, catturato vivo, veniva incarcerato e messo sotto accusa, mentre venivano svolte le indagini. La sentenza di condanna veniva notificata all’animale in carcere, che ovviamente non poteva difendersi.

Il protagonista principale di questo bestiario giudiziario è il suino, la specie più diffusa, nota per la sua tendenza a girovagare per nutrirsi di rifiuti, fin anche a spingersi nei cimiteri per dissotterrare i cadaveri.

La presenza di suini in tribunale era anche determinata dalla loro somiglianza anatomica con l’uomo.

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Dall’antichità fino al XVI secolo, l’anatomia del corpo umano veniva studiata a partire dalla dissezione dei suini. Si riteneva infatti che l’anatomia interna delle due specie, umana e suina, fosse simile (la cosa oggi è confermata dagli studi anatomici moderni).

Processi per stregoneria

Ma quello che maggiormente colpisce è la grande quantità di animali implicati nei processi per stregoneria.

Secondo i bestiari medievali, il gatto (soprattutto nero) la civetta, il corvo, il lupo, il serpente ed altri animali erano simbolicamente maligni.

Questi animali incarnavano l’occulto: si credeva che avessero rapporti con il regno dell’oltretomba di cui spesso erano considerati i guardiani. Ecco quindi che queste specie divennero compagne delle streghe, emblemi dell’altra sapienza, quella fatta di rimedi naturali, di formule magiche e di superstizioni.

La strega, solitamente donna, levatrice, erborista, guaritrice e saggia, poteva entrare laddove la chiesa non giungeva, ossia nel focolare domestico. Era il medico della povera gente, forniva rimedi immediati alle sofferenze con erbe e decotti, laddove la chiesa suggeriva preghiere. Per questa ragione, era perseguitata ed uccisa.

Leggende, stereotipi e pregiudizi erano alla base della stigmatizzazione sociale di  queste donne. Una valida soluzione era quella di sfruttare la paura del volgo verso alcuni animali: si riteneva che la strega potesse trasformarsi in alcuni animali e obbedire al demonio.

La storia insegna: tutto ciò che è misterioso può facilmente essere ritenuto maligno. Ecco dunque che gli animali della notte assumono una connotazione demoniaca.

Nelle fonti che trattano di stregoneria,  tra gli animali che più solitamente vengono relazionati al mondo stregonico si annoverano i gatti, i lupi, i gufi, le civette, i corvi.

Si tratta di specie con uno status simbolico e culturale molto antico, legato alla sfera del male, del peccato e del magico, che risale alle tradizioni pagane, assimilate, distorte e manipolate con l’avvento del Cristianesimo.

La motivazione della loro centralità stregonica risiedeva in parte nelle caratteristiche fisiche, nel comportamento e nel grado di pericolosità che questi animali rivestono per l’uomo.

Gli animali malvagi

Si cercavano quindi specie “malvagie” per natura, l’ideale affinché Satana vi si potesse reincarnare. Secondo la tradizione cristiana, Satana possedeva una schiera di 69 demoni che si presentavano per lo più sotto forma di animale. Avevano il compito di controllare le “malefiche” e talvolta divenirne la cavalcatura.

La Bibbia indica il capro come uno degli animali prediletti da Belzebù. Anche quando questo compariva in forma umana al sabba, manteneva arti posteriori caprini che ne facevano una ottima cavalcatura.

La medesima funzione è assegnata al lupo, simbolo medievale dell’eresia. Questa specie non solo è cavalcatura, ma anche metamorfosi crudele della strega e dello stregone, la bestialità che prende il sopravvento sull’uomo per trasformarlo nel suo nemico atavico.

Fera o mala animalia, i lupi, erano temutissimi nel Medioevo: in una fase storica in cui agricoltura e pastorizia costituivano una fonte essenziale di sostentamento, erano considerati predatori pericolosi.

Altro compagno della strega è il gatto, preferibilmente nero. Questo felino è legato al mondo dell’oltretomba, a partire dalle culture Egizia e Celtica, per alcune sue connotazioni che lo rendevano inquietante. Predatore notturno con occhi che brillano nel buio, ha l’abitudine di giocare con la preda prima di nutrirsene. Questa specie, inoltre, incarnava tutte le aberrazioni della femminilità: voluttuoso, astuto, cacciatore spietato e dotato di poteri afrodisiaci.

Altra specie demoniaca era il pipistrello, animale oggetto di biasimo anche oggi a causa della pandemia di COVID-19. Inquietava per la sua alimentazione e per il suo comportamento, quel suo appendersi a testa in giù per riposare, avvolgendo le sue ali nere attorno al corpo. Lo stesso Dante nella Divina Commedia lo cita, qunado descrive Lucifero che si staglia di fronte a lui e a Virgilio  agitando ali di pipistrello.

Il serpente, solitamente usato per il suo veleno, ha un retaggio simbolico ricco e potente: nella Genesi è l’animale che tenta la donna per svelare la conoscenza agli umani, mentre in molte religioni è legato al mondo dei morti.

Nelle antiche religioni pagane questa specie era ammantata di un simbolismo fortissimo (era uno dei simboli di Esculapio), mentre nel Cristianesimo veniva rappresentato come animale tentatore, emblema della perfidia e della malvagità, ingrediente di pozioni ma anche animale metamorfico.

Il rospo veniva considerato l’ingrediente prediletto delle streghe. Molto utile in agricoltura, in quanto si nutre di insetti e parassiti dannosi, questa specie era comunque penalizzata dall’aspetto fisico.  Inoltre, le escrezioni emesse dalla sua pelle (la pelle del rospo secerne sostanze allucinogene) fecero si che venisse facilmente inserito nel novero delle bestie demoniache.

Si arriva poi all’avifauna. Strigae è il termine latino da cui deriva la parola strega, ma è anche il nome del gufo e dell’allocco.

La strega, come gli uccelli, poteva volare, diventando talvolta un uccello per poter raggiungere il sabba.

Spesso confusi tra loro, la civetta ed il gufo avevano la peculiarità di penetrare le tenebre con lo sguardo, incarnando la scienza.

Le medesime credenze erano riservate agli allocchi, che avevano la brutta fama di succhiare il sangue dei bambini.

Tra gli uccelli, il corvo, nutrendosi di carne morta, raffigurava il demonio che conduce le anime alla perdizione.

Caccia alle streghe e agli animali

Tra il XVI e XVII secolo, i bestiari assunsero una funzione rilevante durante le drammatiche fasi della caccia alle streghe e dell’Inquisizione: le specie ritenute in qualche modo legate alla stregoneria subirono la medesima sorte delle streghe. Era il momento del mito delle spose di Satana e delle Bestie del Demonio.

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Secondo la posizione ecclesiastica,  per sconfiggere il male si doveva colpire sia la strega che l’animale. Le specie che secondo l’inquisitore erano più esposte alla possessione demoniaca vennero sottoposte a torture ed infine al rogo, come le streghe.

I bestiari ci narrano che le spose di Satana si circondavano preferibilmente di animali neri, dove il colore stesso era la metafora della loro malvagità. La storia spiega la capacità delle streghe di tramutarsi in animali.

La metamorfosi diveniva un escamotage della propaganda ecclesiastica per allontanare, con il terrore, le credenze pagane ancora radicate nel cuore delle campagne. Il popolo era sensibile al concetto di metamorfosi conoscendo nella propria quotidianità la pericolosità di alcuni animali.

Occorre sottolineare che nel medioevo ogni elemento del mondo era considerato metafora;  la Chiesa aveva appunto il ruolo di illustrare ai credenti la manifestazione di Dio nel mondo.

Ovviamente per scovare le streghe e i relativi animali, incastrarli ed infine ucciderli erano necessarie delle linee guida. Fu così che il domenicano Sprenger stilò nel suo Malleus Maleficarum, o “Martello delle Streghe” quello che possiamo definire il “manuale del perfetto torturatore.”

L’opera indicava come lecite le  torture ad animali domestici e selvatici, dal momento che le streghe avrebbero tentato di ingannare il “povero” Inquisitore trasformandosi in qualche animale.

I gatti venivano bruciati vivi nel giorno della Festa di San Giovanni, oppure murati vivi nelle pareti delle chiese per tenere lontano il Maligno.

Anche le civette, i gufi e i rospi erano destinati ad una sorte terribile. Venivano infatti inchiodati sulle porte: in questo modo il diavolo sarebbe rimasto paralizzato.

Ovviamente le presunte streghe fornivano le loro dichiarazioni sotto tortura e quindi risultava abbastanza facile estorcere dichiarazioni di trasformazioni, metamorfosi e viaggi notturni al sabba.

Queste dichiarazioni venivano rielaborate ed impiegato a scopo divulgativo durante le prediche domenicali, andando ad incrementare enormemente la paura ed il senso di angoscia nella povera gente.

In buona sostanza, l’analisi del passato ci dimostra come l’uomo abbia sempre cercato soluzioni monofattoriali e semplici, quali la stregoneria, per spiegare fenomeni complessi, dalla patologia ai grandi mali sociali ed economici del mondo.

Si tratta di un processo che, al netto della scomparsa delle “streghe”, trova ancora un suo fondamento nella grande diffusione di fake news, spesso associate agli animali, oggetto di biasimo.

Fonti:

Berti G., 2010, Storia della stregoneria: Origine, credenze, persecuzioni e rinascita nel mondo contemporaneo, Mondadori Editore, Milano.

Centini M., 1998, Le bestie del Diavolo: gli animali e la stregoneria tra fonti storiche e folklore, Rusconi Libri, Milano.

Evans E.P., 1989, Animali al rogo: storie di processi e condanne contro gli animali dal Medioevo all’Ottocento, Editori Albatros, Roma.

Ginzburg C., 1998, Storia Notturna: una decifrazione del Sabba- Einaudi Editore, Torino

Pastoureau M., 2004, Medioevo simbolico, Editore Laterza, Bari.

Archeozoologa (laureata e specializzata all’Università di Pisa) in forza al Museo delle Navi di Pisa e membro del FAPAB Research Center (Avola, Sicilia); già cultore della materia in Anatomia Veterinaria presso l’Università di Pisa.