Il rimbalzo delle emozioni al tempo del coronavirus
Giulia Grossi, medico di medicina generale impegnata nella lotta contro il Sars – CoV- 2 parla della propria esperienza, riflettendo sulle conseguenze del rebound emozionale, il “rimbalzo delle emozioni” al tempo del coronavirus.

Ieri sera, al termine dell’ennesima difficile giornata di lavoro, in questi tempi di lotta contro il nemico invisibile, ha iniziato a girarmi in testa una domanda:

“Dove ci porterà tutto questo rebound emozionale?”

I pazienti che visito in questi giorni, qualunque sia la causa del loro male – dal mal di pancia al mal di schiena, dalla caduta dal letto, alla pressione mal controllata – a fine visita piangono.

Hanno paura di ammalarsi,  hanno paura che si ammalino i loro cari o che mi ammali io perché “se si ammala lei dottoressa, noi siamo finiti!”

Alcuni versano una lacrima perché hanno cambiato abitudini, non possono abbracciare i nipoti, non vedono i figli, si sentono soli, non possono prepararmi le crostate.

Altri piangono per sfogarsi, perché sperano che “andrà tutto bene.” Sono smarriti, guardano troppi aggiornamenti di cronaca in TV.

Altri ancora hanno la voce rotta, perché hanno la rabbia e il dolore di chi ha perso i propri cari o il lavoro. Sanno bene che, dopo la virulenta quarantena, ci aspetterà una vita in grande salita.

Poi ci sono quelli che si muovono per non muoversi. Lo smart working fino a sfinirsi, fanno il pane, fanno il giro con il cane, fanno esercizi ginnici in casa, fanno, fanno, fanno.

Fanno per non pensare, perché i pensieri e le successive emozioni potrebbero farli piangere.

Infine ci sono gli osannati operatori sanitari che fanno, perché devono combattere l’invisibile e sono devastati dalle emozioni, ma fanno e piangono in silenzio, perché altrimenti si ferma il sistema.

Ecco, siamo in un collettivo rebound emozionale che si sta caricando come una fionda, sempre di più, in un tempo che passa solo attorno a noi, che siamo inchiodati da un virus mortifero, pandemico, mondiale.

Quando tutto questo sarà finito e la fionda del rebound emozionale sarà rilasciata, si sentirà forte il sasso scagliarsi contro il mondo.

A quel punto cosa accadrà?

Ondate di nazionalismo, populismo, razzismo, intolleranza o abbracci infiniti ed amorevoli, fiumi di solidarietà tra popoli, riconoscimenti ai meritevoli e guerra ai corrotti?

Azzardo una previsione. Se passeremo questi giorni di attesa solo a caricare la fionda del rebound emozionale ci sarà un mix letale, peggio di alcool, droga e barbiturici.

La testa signori, usiamo la testa e colleghiamola al cuore!

Che questi giorni di “freeze” della vita ci aiutino a mettere in ordine le priorità, riportandoci a distinguere finalmente l’essenziale dal superfluo.

È essenziale difendere la garanzia di una sanità pubblica, una scuola pubblica, una previdenza e una tutela sociale, il lavoro con contratto e non in nero, un parlamento, la nostra sacrosanta costituzione.

È essenziale non delegare ma avere un ruolo attivo, ognuno il suo, ma attivo non passivo!

Nessuno penserà al vostro bene se non voi stessi in primis.

Quindi, mentre siete chiusi nelle vostre casette, al sicuro, non alimentate solamente la carica della fionda del rebound emozionale.

Coltivare un ritrovato sentimento e non ripiombare in vuoti sentimentalismi può essere l’unica chiave di volta per non ricadere nella tentazione di delegare ad altri scelte su questioni di vita essenziali per il futuro di ciascuno di noi.

Giulia Grossi è Medico di Medicina Generale. Al momento lotta contro il Sars – CoV- 2 per poter tornare il prima possibile a stringere le mani e abbracciare le persone a cui vuole bene.