Danielle van Zadelhoff Fotografia virale
Alcune opere della fotografa belga Danielle van Zadelhoff interpretano il significato dell’attuale pandemia di COVID-19

L’epidemia imperversa nel mondo e la cultura si interroga. Quale ruolo può avere in questo momento l’arte?

C’è chi canta ai balconi, chi improvvisa concerti domestici, alcuni personaggi dello spettacolo si concedono al pubblico alla distanza di uno schermo.

Finalmente gli esseri umani capiscono l’importanza di “essere umani”: si sentono uguali, tutti ugualmente persi in un mondo ostile e sconosciuto, dove il cuore allunga i suoi tentacoli per un abbraccio mentre mani e volto restano coperte dalla paura per il contagio.

La fotografa belga Danielle van Zadelhoff ha scelto di impiegare il tempo della quarantena di contenimento per Covid-19 selezionando alcune delle sue opere più evocative, in parte mai esposte. Le foto interpretano il significato dell’attuale pandemia.

“Sono tutte fotografie del mio archivio” – racconta – “scattate quando ancora potevo lavorare con modelli e modelle in studio”.

Danielle vuole dimostrare lo straordinario potere della cultura e dell’arte come risorse per suscitare riflessioni e sentimenti.

“Gli artisti, oggi più che mai, possono creare preziose connessioni” – afferma – “parlare alle persone usando bellezza e conoscenza.”

Il progetto

L’artista ha riunito le sue fotografie e intitolato il progetto La Divina Commedia, un omaggio al Sommo Poeta italiano e ai canti di un’opera considerata la più importante testimonianza della civiltà medioevale.

Danielle van Zadelhoff, Beatrice, 2020
Danielle van Zadelhoff, Beatrice, 2020

“Viviamo le emozioni che appartengono all’Inferno e al Purgatorio” – spiega – “gli uomini sono troppo egocentrici, disonesti, ostili gli uni con gli altri, hanno smarrito la propria spiritualità.”

Per me si va nella città dolente, per me si va nell’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente, sono i versi del terzo canto che introducono il viaggio ultraterreno di Dante.

“Parole sempre attuali purtroppo, questa epidemia è la nostra opportunità di riscatto verso l’altruismo, la compassione, l’amore” – sottolinea – “ci indicherà la strada verso il Paradiso, trasformandoci in persone migliori.”

L’uomo, proprio come Dante, cerca la ragione di “Virgilio” per comprendere profondamente il peccato di cui si è macchiato.

“Ha usurpato la terra, l’ha sfruttata, ne ha depredato ricchezze e risorse senza ripartirle con equità tra i popoli” – sostiene – “non vogliamo precipitare come Lucifero nel ventre della Terra, ma seguire Beatrice a riveder le stelle.”

Cimone e Pero

Una foto racconta la storia di Cimone e Pero. Si tratta di un episodio narrato nel Factorum et dictorum memorabilium libri dello storico romano Valerio Massimo. È considerato il più alto e commovente esempio di caritas e pietas cristiana.

Danielle van Zadelhoff, Cimon and Pero, 2020
Danielle van Zadelhoff, Cimon and Pero, 2020

“Una donna, Pero, allatta il padre, Cimone, in prigione” – spiega – “è stato condannato a morire di fame ma la figlia segretamente lo raggiunge e lo nutre dal proprio seno, salvandogli la vita.”

Il tema ha appassionato il mondo dell’arte che lo ha raffigurato più volte per mano di Caravaggio, Rubens, Vermeer. Ed ora l’arte della fotografia.

“Cimone è il simbolo della resistenza alla morte e Pero dell’amore filiale” – afferma – “oggi siamo tutti come lei, cerchiamo di mettere al sicuro i nostri genitori e le generazioni degli anziani più vulnerabili alla malattia, lasciando che si aggrappino con forza alle nostre scelte, alle nostre azioni più virtuose, per sopravvivere all’epidemia.”

La bambina e l’uovo

L’infanzia, sinonimo di purezza e speranza, fa capolino tra le fotografie del progetto.

Danielle van Zadelhoff, Fragility, 2016
Danielle van Zadelhoff, Fragility, 2016

“Una bambina tiene in mano una campana di vetro all’interno della quale si trova un uovo, emblema della vita, avvolta nel guscio come fosse un grembo materno e sempre più fragile,” racconta.

“I malati Covid-19 sono l’uovo e la vita allo stesso tempo, isolati ma non abbandonati, al riparo dalla tempesta che si agita sulla Terra.”

A volte il guscio si infrange, a volte sopraggiunge la morte: “Ogni giorno migliaia di persone subiscono lo stesso destino, ma alle nostre spalle, se riusciamo a non lasciarci sopraffare dalla disperazione, la luce ci sorprende.”

Lost

Si intitola Lost ed è la fotografia che ritrae una donna con una chiave pendente sulla schiena: “Ciascuno di noi possiede risorse che neppure immagina” – sostiene – “quando tutto ci sembra senza speranza possiamo attingere al nostro forziere di talenti per meritare nuovamente la vita.”

Danielle van Zadelhoff, Lost, 2015
Danielle van Zadelhoff, Lost, 2015

La chiave che apre il futuro, come Beatrice ne La Divina Commedia apre il Paradiso a Dante, è l’amor che move il sole e l’altre stelle.

“Ci aspettano nuove sfide,” conclude. “Le possiamo vincere attingendo ai legami che ogni giorno riscopriamo in silenzio, al valore delle relazioni. L’isolamento ci aiuta a privilegiare i nostri affetti e sentirci parte di una grande famiglia chiamata mondo. Niente è perduto per sempre.”

Giornalista pubblicista laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Udine con Laurea Magistrale in Italianistica; dal 2011 collabora per quotidiani del Triveneto. È stata corrispondente della Fondazione per la Scienza e ora scrive per il sito Assedio Bianco. É socia fondatrice del Patto Trasversale per la Scienza. Suoi articoli sono stati pubblicati anche dal sito web del settimanale Io Donna.