Habicht: malattie infettive ed epidemie nell’Antico Egitto
Cosa sappiamo delle malattie infettive nel mondo antico, ad esempio nell’antico Egitto? Ne parliamo con l’egittologo e bioarcheologo Michael Eduard Habicht.

La pandemia di COVID-19, causata dal virus SARS-CoV-2, stimola spesso paragoni con quanto accaduto in passato. La peste del 1300 e la Spagnola del 1918-1919 sono i termini di confronto più gettonati in questi giorni, ma quanto sappiamo sulle malattie infettive nel mondo antico, ad esempio nell’antico Egitto?

Med.Stories ha intervistato l’egittologo ed esperto di mummie Michael Eduard Habicht sulla presenza di malattie infettive ed epidemie nell’antico Egitto, quale utile confronto con la situazione attuale.

Come erano percepite le epidemie nell’Antico Egitto?

I testi delle fonti storiche conservate e le opere d’arte indicano che le epidemie erano considerate una punizione divina.

Sekhmet, la dea dalla testa di leone, era considerata portatrice di malattie, ma, al tempo stesso, poteva anche allontanarle. Questo spiega perché il faraone Amenofi III (ca. 1400-ca. 1350 a.C.) ordinò la costruzione di centinaia di statue di Sekhmet durante la peste.

È interessante notare che quasi tutti i musei del mondo con una sezione egizia espongono una statua di Sekhmet.

Quale ruolo ha avuto la religione in questo processo?

La religione ha avuto un ruolo importante in Egitto in tutti i settori della vita, quindi anche nelle malattie. La medicina univa le prescrizioni farmacologiche e le operazioni chirurgiche alla religione. Il medico era allo stesso tempo medico e mago. L’assistenza medica si svolgeva anche nei templi.

Quali sono le principali piaghe mediche che hanno colpito l’Egitto?

Molte malattie erano endemiche,  diffuse nella regione. È difficile individuare vere e proprie epidemie nel senso moderno del termine, eccezion fatta per alcuni riferimenti generici.

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La malaria raggiunse probabilmente la valle del Nilo con la colonizzazione del bacino dell’oasi di Fayyum al tempo del Regno di Mezzo (1994-1650 a.C.), quando furono costruiti canali. Si creò infatti l’habitat ideale per la riproduzione degli insetti della malaria. La malaria viene infatti rilevata nelle mummie a partire dal Nuovo Regno (1550-1075 a.C.).

Anche la schistosomiasi era assai diffusa nella valle del Nilo, poiché gli agenti patogeni vengono trasmessi all’uomo attraverso l’acqua.

L’agente eziologico di questa malattia (Schistosoma haematobium) è stato scoperto al microscopio più di 100 anni fa.

Gli egiziani usavano il bistro, oggi chiamato khol o kajal,  come rimedio. Questo trucco contiene la galena, un minerale (solfuro di piombo) che è leggermente tossica se usata come eyeliner.

Si trattava però di un compromesso positivo: il leggero avvelenamento era efficace sia contro la schistosomiasi che contro un’infiammazione oculare assai diffusa in Egitto.

Ancora oggi entrambe le malattie si trovano nella Valle del Nilo. Anche il verde contenente rame, presente nel bistro, ha proprietà medicinali, poiché l’ossido di rame ha un effetto antibatterico.

L’esistenza della poliomielite nell’antico Egitto è controversa. Esiste una stele di un sacerdote di nome Ruma, oggi conservata a Copenaghen. L’uomo si appoggia su un bastone e ha una gamba accorciata e atrofizzata. Non è chiaro se si tratti di poliomielite o di una malformazione congenita.

Inoltre, la mummia del faraone Siptah (XIX dinastia) mostra una gamba patologicamente accorciata. Il giovane re probabilmente poteva camminare solo zoppicando.

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La mummia è stata spesso citata come esempio per la polio. Ma la vera causa dell’accorciamento della gamba e dell’atrofia muscolare è incerta e manca l’evidenza molecolare.

Può descrivere in dettaglio l’epidemia dell’Età del Bronzo?

La malattia, descritta nella letteratura tecnica come “peste”, si è verificata nella tarda Età del Bronzo. Nella letteratura tecnica si ipotizza che si sia diffusa dal subcontinente indiano attraverso il Medio Oriente fino all’Egitto.

Come reagiva la classe dirigente a tali catastrofi? Furono messe in atto azioni di mitigazione?

Si ipotizza che la corte reale si sia ritirata in nuove residenze isolate durante la peste del tardo Bronzo. Si ritiene che il nuovo palazzo di Amenhotep III a Malquata, sul lato ovest di Tebe, servisse a questo scopo.

Inoltre, il trasferimento della residenza ad Amarna potrebbe essere non solo una nuova epoca del culto del dio Aton, ma anche una fuga dalla malattia.

Tuttavia, queste sono opinioni di singoli ricercatori che non sono condivise da tutta la comunità degli egittologi. Forse questa storia – ma è pur sempre un’ipotesi – deve essere considerata anche dal punto di vista della medicina.

Cosa potevano fare i medici all’epoca e quali rimedi venivano prescritti?

I papiri medicinali, tra cui il noto Papiro Ebers (ca. 1550 a.C.), forniscono approcci diversi.

In casi evidenti come le ferite, l’obiettivo principale era il trattamento medico con bende, medicamenti e chiusura delle ferite.

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Le epidemie, le cui vere cause erano probabilmente sconosciute, venivano collocate per lo più nella categoria delle “malattie demoniache“. Al centro del trattamento c’erano la magia e il dare soddisfazione agli dei adirati.

E le piaghe bibliche? Ci sono prove di reali epidemie?

Le piaghe bibliche sono state interpretate nel senso di un’eruzione vulcanica che ha oscurato il cielo, colorato di rosso l’acqua e causato malattie agli animali che si sono poi diffuse all’uomo. Si tratta di una sequenza credibile.

L’eruzione vulcanica potrebbe essere l’enorme eruzione di Thera. Il vulcano esplose e parti di Santorini affondarono in mare. Poche ore dopo, un enorme tsunami colpì le zone costiere di tutto il Mediterraneo orientale.

Il cielo rimase a lungo oscurato dalla cenere, mentre in Egitto si verificò una pioggia di grandi quantità di pomice (la pomice è stata usata in seguito anche come oggetto di sepoltura ed è dimostrato che ha avuto origine dall’eruzione di Thera).

Nel secondo periodo interinale, direttamente prima del Nuovo Regno, i governanti stranieri semitici governavano sul delta nilotico e ne furono poi cacciati.

Viene spontaneo domandarsi  se questi governanti stranieri, chiamati Hyksos, appartenessero ad un gruppo etnico o ad un altro. Purtroppo, la composizione della popolazione degli Hyksos lo rende improbabile.

Gli Hyksos sono una composizione eterogenea di Canaaniti, Ammoniti e Hurriti e hanno avuto donne di altre culture – come dimostrano recenti studi antropologici. Non sono un popolo come ad esempio gli Ebrei, bensì un conglomerato di mercenari.

Forse le dieci piaghe sono a loro volta un agglomerato di ricordi che si sono formati a partire dalle epidemie e dall’eruzione vulcanica di Thera nella memoria successiva fino a formare una sequenza, che poi ha trovato la sua ultima definizione nella Bibbia.

Quali lezioni possiamo imparare dal modo in cui gli antichi egiziani affrontavano tali disastri naturali?

A parte il presunto isolamento dell’élite, la medicina e le vaccinazioni sono progredite fino a tal punto ai giorni nostri che la medicina dell’Età del Bronzo, nel senso della pratica medica, non ha più molto da insegnarci.

Molto più importante è, invece, la lezione impartitaci dalla presentazione storica e dall’impatto delle malattie a quel tempo, modello degno di analisi e utile alla comprensione di alcuni aspetti dei fenomeni patologici contemporanei.

Med.Stories News Staff