sars cov-2 Il virus non si indebolisce
Med.Stories intervista Elisa Vicenzi, capo dell’Unità Patogenesi virale e Biosicurezza dell’ospedale San Raffaele di Milano, impegnata nella ricerca sul nuovo coronavirus.

Aprile sarà un mese difficile nella lotta alla COVID-19. Dal punto di vista genetico, il virus SARS-CoV-2 non si sta indebolendo. In pratica, il virus non sta mutando. Lo afferma Elisa Vicenzi, capo dell’Unità Patogenesi virale e Biosicurezza dell’ospedale San Raffaele di Milano, intervistata da Med.Stories.

“I coronavirus hanno una grande capacità di adattamento che si manifesta attraverso mutazioni generate durante la loro replicazione nelle cellule,” spiega la dottoressa Vicenzi.

“Purtroppo questo coronavirus ha una capacità insolita per i virus a RNA: riesce a correggere eventuali errori di copiatura del proprio codice genetico, per cui muta poco (1-2 mutazioni al mese).”

Elisa Vicenzi: Lotta al Covid-19
Elisa Vicenzi

Secondo la dottoressa Vicenzi, “se saremo fortunati, come con la SARS del 2002-2003, potrebbero emergere mutazioni virali con effetti di attenuazione della capacità replicativa.”

Nel caso della SARS, le mutazioni sono emerse dopo alcuni mesi, verso la fine della pandemia e potrebbero aver quindi contribuito alla limitazione della diffusione dell’infezione.

A livello virologico e infettivologico qual è l’aspetto più temibile di questa infezione?

COVID-19 è causato da SARS-CoV-2, un virus nuovo che ci colpisce perché non abbiamo un’immunità precedente, soprattutto anticorpi in grado di bloccare il virus prima che infetti le nostre cellule.

È un virus molto contagioso, 1 persona può infettare fino 3 persone anche ripetutamente e una persona infettata è, purtroppo, contagiosa 24-48 ore prima della comparsa dei sintomi (febbre, tosse, malessere generale) quando non sa di essere infettata o anche quando rimane totalmente asintomatica.

Si dice spesso che combattiamo un nemico invisibile. A livello morfologico, come appare questo virus e quali sono le armi con cui uccide le nostre cellule?

Il virus è molto piccolo ed è visibile solamente al microscopio elettronico che ha un potere di ingrandimento di 500.000 volte rispetto al nostro occhio. Al microscopio elettronico il virus appare con una particella circondata da protuberanze che gli conferiscono l’aspetto di una coroncina.

Tuttavia, gli effetti dell’invasione e replicazione del virus nelle cellule sono ben visibili al microscopio ottico che ha un potere d’ingrandimento 100-200 volte superiore rispetto al nostro occhio.

Le cellule perdono la loro integrità, sono sofferenti, rattrappite. Perdono la capacità di aderire alla plastica delle piastre da coltura ed infine muoiono.

Si parla molto di clima e inquinamento in relazione a questa pandemia. A suo avviso quale peso hanno avuto o potrebbero avere questi fattori?

Non sono a conoscenza di dati specifici a supporto di questa teoria. Certamente l’inquinamento, a cominciare dal fumo di sigaretta, fa male alla nostra salute (a prescindere da questo coronavirus) e potrebbe essere un fattore che spiega la minor suscettibilità delle donne all’evoluzione della malattia in forma grave.

Nel 2020, nonostante il grande progresso della scienza medica, ci siamo trovati nel pieno di una catastrofe capace di riportarci indietro alle grandi pestilenze della storia. In futuro dove dovrà migliorare la specie umana per prevenire simili eventi o comunque limitare ancora meglio i danni?

Dobbiamo pensare in un modo più integrato che consideri oltre alla centralità dell’uomo anche la salute degli animali domestici e all’ambiente, soprattutto limitando o bloccando la deforestazione di ampie zone del pianeta come la foresta amazzonica, tenendo presente che perturbazioni in ciascuna di queste 3 componenti possono favorire l’emergenza di nuovi patogeni per gli animali e/o per l’uomo.

Alcuni studi indicano la sopravvivenza del virus sulle superfici.  Ma il virus vive nell’acqua? Ad esempio, l’acqua di mare?

Penso che sia molto improbabile infettarsi se si fa il bagno in acque pulite. Il problema semmai potrebbe derivare dalla contaminazione fecale delle acque di scarico in quanto il virus è presente nelle feci in circa 50% degli individui infettati.

Più che parlare di tempistiche, ci può dire quali sono gli approcci biomolecolari più promettenti nella ricerca di un vaccino che possa garantire una efficace prevenzione farmacologica?

C’è una nuova tecnologia che permette di produrre vaccini a RNA messaggero veicolato attraverso particelle lipidiche o nanoparticelle. Non è mai stata sperimentata prima, però ha il vantaggio della rapidità rispetto ad approcci classici come quelli di usare virus intero inattivato o proteine virali.

Lo RNA che codifica per la proteina spike, verso la quale si generano gli anticorpi in grado di bloccare l’infezione, è iniettata nel muscolo del braccio. L’RNA viene incorporato nelle cellule muscolari e nelle cellule sentinella presenti nel muscolo dove l’RNA codifica la proteina spike nella conformazione corretta.

La proteina, oltre che essere espressa alla superficie delle cellule per indurre la produzione di anticorpi, viene anche frammentata e presentata ad un altro braccio del sistema immunitario, il sistema dei linfociti T, che affianca la produzione degli anticorpi e la ottimizza permettendo la produzione di anticorpi sempre più potenti nel bloccare l’infezione.

Tuttavia, è importante sottolineare che sono in corso molti altri studi (circa 50) finalizzati alla messa a punto di vaccini contro SARS-CoV-2. Tutti questi studi sono importantissimi perché l’obiettivo finale è di arrivare in tempi rapidi ad avere un vaccino efficace contro COVID-19.

Ad oggi, non è possibile stabilire in partenza quale sarà la strategia vincente.

Giornalista scientifica, corrispondente di Discovery News, Reuters Health e The Scientist. I suoi articoli sono stati pubblicati sulle più prestigiose testate internazionali, dal Times a Der Spiegel, da El Pais a De Telegraaf. Fa parte del Leonardo Da Vinci DNA Project, coordinato dalla Rockefeller University.